Maria Laura Annibali: Cantando dai balconi

 

“Il mio canto libero per ogni diversità”.
Conversazione pre natalizia con una cineasta e attivista fuori dagli schemi e sempre più sugli schermi.

Eguali, uniti, per il diritto alla vita e alla libertà, anche e soprattutto sotto pandemie e altre irrazionalità

 

Intervista a cura di Sarah Panatta

 

L’attivista per i diritti del mondo LGBTQ e per tutti i mondi delle minoranze, in questo anno di sconvolgimenti internazionali ha cercato di trasformare la “distanza” in militanza civica e opera socialmente utile, un modo per stare vicino a persone sole, emarginate, anziane. Un modo extra “social” e molto socievole.

Ce lo ha raccontato in una chiacchierata amichevole, tra gli aggiornamenti per il calendario 2021 che la vedrà protagonista insieme ai suoi libri e soprattutto ai suoi documentari per portare le voci delle “minoranze” nelle scuole, nelle carceri, nei cinema, nelle platee del web, tra festival e altre iniziative.

Maria Laura, una donna da sempre oltre gli schemi, ormai lanciata nel panorama del cinema e dei documentari e ormai da quasi trent’anni in piena militanza politico sociale, cercando di essere protagonista del risveglio della coscienza civica su temi come i diritti della comunità LGBTQ e non solo. Come nasce il canto dai balconi e questa edizione natalizia…

Rispetto al mio pensiero di socialità più ampio e completo e al concetto di “diversità” che contempla gli anziani. Una parola che personalmente non mi piace, preferisco sempre dire che sono “grande” piuttosto che anziana, perché ha oggi soprattutto un significato sociale negativo. Non quello forse se vogliamo azzardarci che si poteva sociologicamente dare nella prima metà del secolo scorso.

Da persona “grande” e desiderosa di vita e di una nuova socialità per tutti, non ho voluto né potuto far morire questo piccolo grande progetto nato nel mio complesso abitativo, a fianco anche se in modo “virtuale” a tutti i miei vicini e alle loro diversissime e incredibili storie. Al loro essere umani e in difficoltà, come tutti noi in questi mesi, ho voluto dare sollievo e perché no, un nuovo slancio. Avrei voluto cantare in tutti i giorni “rossi” del calendario, come abbiamo fatto nei mesi del lock down da marzo fino all’estate persino con il “pigiamino” della domenica. Non lo avrei mai sperato ma è stato coinvolgente, emozionante, siamo state travolte dall’affetto e dall’energia di tutti i condomini. Grandissimo alleato “musicale” l’amico Orazio, classe ’44, condomino del “piano di sopra”. Senza di lui saremmo state diciamo un coro scoordinato. Noi come in un film, al di là del parco, un piccolo gruppo di “diversamente giovani” per lo più quasi tutti soli, ci siamo trovati a creare una nuova grande famiglia. Persino con il cane “terribile” peste che abbiamo imparato ad amare anche grazie alla coesione del gruppo canterino. Il canto e la musica sono un veciolo potentissimo.

Ora sotto Natale torneremo a sentirci insieme, fieri delle nostre diverse umanità e insieme, restando umani e sperimentando la serenità al di fuori da quelle propagandate, anzi possiamo dire propagate, dai riflettori mediatici. Noi sotto i riflettori vogliamo mettere molta più verità e verità spontanea, minuta e bellissima per questo. 

 

Cantare dai balconi dando forza e ricevendone in cambio. Piccole grandi rivoluzioni. Un lavoro dentro e con la comunità come fai da anni, combattendo per la causa dell’uguaglianza dei diritti e per il diritto alla libertà e all’amore…

Ho sempre combattuto a fianco dei “diversi”, iniziando da me stessa e dalla mia omofobia interiorizzata, per sciogliere paure, stereotipi e intolleranze. Anche oggi questa battaglia insieme ai diversi della “maggiore” età diciamo, l’età che avanza e porta un bagaglio enorme e meraviglioso e non deve portare solo nostalgia, pensieri “finali”. Noi cantavamo, stonavamo, parlavamo, lottavamo, applaudivamo agli eroi che ogni giorno affrontano le loro guerre, dal virus alla violenza sulle persone LGBTQ… Non tutti sanno che sono lesbica dichiarata, attivista e che mi batto in ogni modo contro l’omofobia e le discriminazioni tutte. Quindi ogni tanto quel balcone diventa un palco per un altro tipo di canto, per raccontare i diritti della comunità di LGBTQ, per tramandare una cultura di rispetto e di valore della vita. Parlare di diversità in ogni campo, anche dei diritti dei nostri compagni animali, i diversi più diversi di tutti che torturiamo indegnamente. 

Ora non so ancora quali canzoni sceglieremo per cantare il 24 alle 12, sicuramente proveremo a cantare anche in altre giornate “rosse” con i miei canterini. Serve qualcosa per dare uno sprint contro tutto il dolore che stiamo sopportando per tenerci uniti con calore e credendo nel presente e nel futuro. Stare vicini e aiutarci unendo le generazioni in una solidarietà senza colore e sesso, crea un’energia irripetibile.

Io sono portatrice di diversità comparate di varia natura e la vivo e insieme la combatto proprio amando rispettando e difendendo la vita e quindi ogni tipo di sua diversità. Quindi in questo Natale, per chi crede o non crede, da persona credente “eretica” che in altre epoche meno libere sarebbe stata bruciata, voglio portare in alto e nei cuori questo canto libero per le diversità del mondo. Convinta sempre più che il nostro principale compito è accettazione poetica della diversità, per noi LGBTQ e al di là di ogni etichetta…

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