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Angelo Branduardi, una piccola guida

Il presente articolo si propone di ampliare e rivedere quello pubblicato da chi scrive nella rivista “Vinile” (n°8, giugno 2017), che, per questioni editoriali, venne mandato in stampa in forma assai ridotta.

Non vuole essere una presentazione dell’autore e non vuole ripercorrere tutte le tappe della sua produzione artistica, lasciamo ad altri quest’incombenza, ma più che altro una guida curiosa, tra la discografia branduardiana, nel solo formato lp (i singoli sono volutamente esclusi) alcune fonti e la breve ma interessante attività di compositore per il cinema.


Una tappa obbligata per chi aveva velleità nel mondo dello spettacolo in Italia era quella di dover passare l’esame alla RAI.
In un epoca ancora di monopolio radiotelevisivo, una bocciatura costituiva un validissimo motivo per rifiutare un contratto, da parte di una qualsiasi casa discografica.
Qualche volta però anche passare a pieni voti poteva costituire un ostacolo.
Tra celebri bocciature e sconosciuti promossi ma poi mai approdati a nulla, la RAI decise di filmare questi “provini” (o “esamini” secondo Branduardi) e di trasmetterli in televisione.
Il suo nome per favore” fece il suo debutto televisivo venerdi 11 agosto 1972, in seconda serata sull’allora Primo Canale Nazionale, condotto (per modo di dire) da Raf Vallone.
Ben lontano dai modelli di una moderna “Corrida” o, peggio, di uno dei vari programmi che vorrebbero scoprire talenti, era sì un programma di dilettanti, più o meno, buttati senza troppa grazia davanti ad una telecamera e ad una sorta di giuria/commissione d’esame.
Vedendo i nastri si ha il sospetto però della ricostruzione.
Non si scade nel ridicolo e la qualità delle proposte è generalmente accettabile.
Qualche nome poi diventato famoso effettivamente passò, come nella seconda puntata del 18 agosto 1972 chiusa da un giovane che si presentò come Angelo Bardi eseguendo un brano di sua composizione per la parte musicale, “Ch’io sia la fascia”, col testo ricavato da un’antica poesia dei Nativi dell’attuale Nuovo Messico.

In video l’espressione del cantante nel presentarsi come “Angelo Bardi” la dice effettivamente tutta!

Nonostante un riscontro più che positivo e un certo numero di brani evidentemente già composti il contratto con la RCA stentò a concretizzarsi.
Troppo difficile la proposta musicale, troppo difficile anche il nome.
“Ci sono delle persone che pensano che Angelo Branduardi sia un nome d’arte per quanto è bello, però l’allora casa discografica che vestiva il cantante come un deficiente e lo lanciava nel mercato sottostante, considerò il nome troppo difficile. Io, per una volta, chinai il capo, a malincuore. E’ durato solo il tempo del provino” Ricordò Branduardi anni dopo.
Verrebbe da pensare che nessuno alla RCA, pensando a “Bardi” come ad un nome “semplice”, lo ricollegò all’omonima, atica, famiglia fiorentina e alla cappella in Santa Croce affrescata da Giotto intorno al 1325 con le storie di San Francesco.

Il disco che si dice fosse già pronto venne rifiutato.
Molto si è scritto e si è supposto su questo primo lp, a tutt’oggi inedito.
Probabilmente alcuni dei brani apparsi poi sul disco d’esordio e sul successivo “La Luna” provengono da questo primissimo lavoro.
Nel 2005 sulla tripla raccolta “Platinum collection” (una serie dedicata ideata dalla EMI) trovarono posto l’inedito “Francesco” (dedicata al Santo di Assisi, composta anni prima rispetto a “L’infinitamente piccolo”) e una versione inedita di “Confessioni di un malandrino” pare entrambe provenienti dalle registrazioni dell’lp d’esordio.
Da questo lavoro proverrebbero anche “Lentamente” e “Storia di mio figlio“, poi inseriti nel primo lp pubblicato, “Gli alberi sono alti” e “Confessioni di un malandrino” poi inseriti in “La Luna“.
Secondo alcune fonti gli arrangiamenti furono realizzati da Maurizio Fabrizio (in seguito collabroratore stabile dell’autore).
Gli alberi sono alti” è ricavata da un brano tradizionale inglese “The trees they grow so high” inciso da numerosissimi cantanti ( Sarah Brightman, Joan Baez) e pianisti (segnaliamo quella di Benjamin Britten in una raccolta di “folk songs”)

Fa pensare come alla RCA abbiano potuto rifiutare un capolavoro come “Confessioni di un malandrino” (ispirata da e dedicata al poeta russo Sergej Esenin) e che si sia dovuto aspettare il 1975 per poterla sentire.
Fatto è che l’lp venne eliminato e Branduardi rimandato in sala di registrazione per realizzare quello che sarà il disco d’esordio (arrangiamenti, questa volta, di Paul Buckmaster, che tra le tante cose fatte arrangiò anche “Space Oddity” con Bowie).

Il primo lp, semplicemente “Angelo Branduardi” è uno dei titoli più ristampati della produzione, sia nella versione italiana che in quella in lingua inglese.
La prima edizione italiana (RCA Italiana TLP1 1004) presenta copertina apribile laminata e allegato all’interno un foglio con tutti i testi.
La prima edizione inglese usci contemporaneamente su RCA Victor (LPL1 7509) con copertina singola laminata.
L’edizione italiana venne immediatamente ristampata a busta chiusa, eliminado il foglio con i testi, e mantenendo, curiosamente, sul retro i crediti delle fotografie interne (mancanti in quest’edizione)

Chiuso senza troppi rimpianti il contratto con la RCA nel 1976, Branduardi passò al gruppo Phonogram che rilevò successivamente solo il master di “Angelo Branduardi” (e non quello de “La Luna“) ristampandolo più volte.

Intitolato questa volta “Angelo Branduardi ’74” tornò nei negozi italiani nel 1980 e in doppia versione italiana e inglese (per la prima volta disponibile) su etichetta Polydor.
I due lp presentano copertina a busta chiusa, con grafica leggermente modificata rispetto alla versione RCA e sono sostanzialmente identici con l’unica differenza in un adesivo rotondo che indica la copia cantata in inglese (Polydor 2448 104) rispetto a quella in italiano (Polydor 2448 103)

Col passaggio alla Phonogram venne creata anche un’etichetta apposita per le edizioni estere di Branduardi, la MusiZia; etichetta, attiva tra il 1977 e il 1988 il cui catalogo è formato essenzialmente dai titoli branduardiani con pochissime eccezioni come le stampe europee di “Di Terra” del Banco e di “Movimenti nel cielo” (ribattezzato “Movements in the sky“) di Maurizio Fabrizio. Pochissime le produzioni esterne: l’lp “11” di Patrice Caratini e l’omonimo di Jean-Philippe Rykiel entrambi del 1982.

Su MusiZia uscirono, sempre nel 1980, le versioni italiana e inglese per il mercato tedesco.
Graficamente identiche a quelle italiane su Polydor, con l’unico vistoso cambiamento nella composizione del titolo.
Per il mercato francese pensarono di proporre solo la versione italiana, intolandolo “1974“. Questo disco in particolare non ha data di pubblicazione, ma tutto lascia supporre che sia uscito con gli altri nel 1980.

Un’ultima ristampa risale al 1995, ad opera dell’etichetta coreana Si-Wan Records, su licenza EMI
Si tratta della versione in italiano con la copertina ricavata dall’edizione Polydor del 1980.

Nel 1975 la RCA pubblica il secondo lp dell’artista, “La Luna” (RCA Italiana TPL1 1160)
Il maggior dato da rilevare è che, finora, l’edizione originale non ha mai avuto una ristampa in digitale! Unico titolo di tutto l’insieme della produzione di Branduardi.
Il disco originale uscì con copertina singola e laminata.
Più volte ristampato dalla RCA, si possono distinguere le varie tirature controllando la data di stampa sul retro della copertina.
La prima stampa ha la data 7/75, successivamente abbiamo trovato un 4/76.
Altre date successive a quella di luglio 1975 sono state notate, come esiste un’ultima edizione, senza data e con la copertina su cartoncino leggero e una stampa di cattiva qualità.

Quando la Phonogram rilevò il master del disco d’esordio, come sengalato precedentemente, non rilevò quello del secondo e per la pubblicazione nel 1980 della riedizione si scelse di far ricantare di nuovo tutti i brani a Branduardi.
Su “Gulliver, La Luna e altri disegni” (Polydor 2448 115) è chiaramente riportata l’indicazione “voce registrata 1980” ma c’è il sospetto/convinzione che le basi non siano esattamente quelle del 1975.
Nelle note di copertina si parla anche di re-misaggio, ma forse gli interventi sono stati più ampi con un generale rifacimento di tutti i pezzi, per quanto molto fedeli (fino alla copia-carbone) alle prime versioni.

Oltre a tutti i brani de “La Luna“, l’lp include anche “Gulliver” l’ultimo singolo pubblicato.
Alcune copie dell’lp contengono un curioso inserto, spesso assente nella stragrande maggioranza delle copie in circolazione.
Un album allegato di otto pagine, formato 30×30, completamente bianco!!!
L’unica motivazione pensabile a tale operazione, giustificando anche il titolo, sarebbe quella che quest’inserto vorrebbe essere un album da disegno per gli “altri disegni” dell’eventuale acquirente!
Altrimenti, francamente, riuscirebbe difficile spiegare la presenza nel disco di un oggetto praticamente inutile!

Su etichetta MusiZia uscirono le edizioni per il mercato tedesco e francese, pubblicando in europa per la prima volta i brani.
Le due edizioni, contrariamente alla stampa italiana, rimangono abbastanza fedeli alla grafica orginale del 1975, con un piccolo cambiamento per l’edizione francese che diventa “La Luna, Gulliver e altri disegni

Cronologicamente parlando il primo lp sotto la nuova etichetta è “Alla fiera dell’est“.
Su questo titolo e sui successivi la trattazione sarà più agile.
Inutile aggiungere altro sul disco, grande e meritato successo di pubblico e critica, inciso in italiano, francese ed inglese e distribuito in diversi paesi europei.
Segnaliamo che in Italia uscirono solo la versione italiana (Polydor 2448 051) e inglese, “Highdown fair” (Polydor 2448 071), idem in Germania.
In Inghilterra uscì “Highdown fair” in coedizione MusiZia/Ariola/Pye (Ariola ARL 5016).
In Francia vennero pubblicate l’edizione italiana e quella francese “A la foire de l’est”, mentre in Spagna si optò per la versione inglese.

Ristampato numerose volte, ne segnaliamo una curiosa che c’è capitata.
L’edizione appare in tutto e per tutto quella italiana, ma con una chiara scritta che la indica come proveniente dalla Germania. Potrebbe essere una copia destinata all’esportazione, ma è un’ipotesi.

Quello che si è scritto per “Alla fiera dell’est” può essere applicato anche ai due successivi titoli, “La pulce d’acqua” e “Cogli la prima mela”.
Anche in questo caso grande successo di pubblico e critica e tre versione registrate (italiana, francese e inglese)
Velocemente rileviamo che “Fables and Fantasies” uscì regolarmente in Inghilterra (l’edizione si riconosce facilmente per un adesivo che indica la presenza delle tavole disegnate da Mario Convertino) mentre “Life is the only teacher” venne pubblicato in Francia, Olanda e Germania.
La Demoiselle” usci solo in Francia e in Olanda (segnaliamo quest’edizione in quanto, rispetto a quella francese, la copertina venne lavorata in fase di stampa con un timbro a secco intorno alla vignetta centrale).
Qualche cambiamento più vistoso “La Demoiselle” lo conosce per l’edizione in musicassetta.
La stampa francese, esclusiva per questo mercato, su Arabella/Eurodisc ha la copertina virata in verde, rapidamente sostituita dall’edizione su MusiZia che mantiene i toni grigi dell’lp.
Anche “A la foire de l’est” ebbe una prima tiratura su Arabella/Eurodisc.

La prima tiratura di “Va où le vent te mène” aveva un cellophane personalizzato, oggi quasi sempre assente perchè buttato via all’epoca, mentre in tutte le copie è presente un mini poster con i testi tradotti.

Sul mercato italiano venne proposto solo “Fables and Fantasies” (Polydor 2448 100), lasciando inedite tutte le altre edizioni in lingua.
“Cogli la prima mela” sul mercato francese apparve in tutte e tre le edizioni, mentre, questa volta, per il mercato spagnolo si scelsero le versioni italiane.
Tra le varie fonti musicali a cui Branduardi ha attinto per questi tre lavori ricodiamo come “Alla fiera dell’est” provenga dall’ebraica ballata “Chad Gadya“, “Sotto il tiglio” da un lied medioevale tedesco “Unter den linden“, “Il funerale” dalla ballata tradizionale inglese “Henry Martin” (anche questa incisa da Joan Baez, tra gli altri), Il “Ballo in Fa#-” è modellato sulla “Schiarazula marazula” ballo medioevale fruilano, “Il ciliegio” dal ballo tradizionale inglese “The Cherry tree carol” (ripresa sempre da Joan Baez oltre che da numerossimi cantanti folk inglesi) e “Cogli la prima mela” dalla melodia medioevale ungherese “U naseho Barty“.

Nel 1981 apparve l’omonimo “Branduardi“, col singolo trainante “Musica” (per un periodo sigla di testa di “Discoring“), già analizzato nell’articolo pubblicato e del quale ora offriamo una panoramica più ampia di tutte le edizioni.

Copertina minimalista di Mario Convertino con i quadratini cremisi che diventano azzurri per l’edizione in lingua francese (questa volta l’edizione in inglese non venne registrata).

La prima stampa italiana presenta una copertina apribile (mantenuta in tutte le edizioni) e lucida/laminata.
All’interno, la busta che protegge il disco con tutti i testi.
Contemporaneamente a questa versione, di cui esistono copie promozionali fustellate “Campione gratuito”, venne approntata una curiosa edizione in formato doppio mix.
Riconoscibile per la dicitura in copertina, a busta singola, “Copia professionale a 45giri, tiratura speciale per radio libere e discoteche”, all’interno sono presenti due mix con i brani così distribuiti: A1 “Girotondo”/ B1 “Musica” B2 “Barchette di carta”/ C1 “Il disgelo” C2 “I tre mercanti”/ D1 “L’amico” D2 “La collina del sonno”.
“La cagna” e “Vola” (uno dei pezzi migliori del disco) vennero lasciati fuori.

Una successiva edizione dell’lp presenta il retrocopertina completamente differente, con tutta la discografia “nascosta” tra i quadratini, una terza ulteriore stampa ha il retro uguale alla prima edizione, completamente diversa è però la busta interna con i testi che, questa volta, ha una soluzione grafica del tutto differente

In Francia l’lp usci in doppia edizione, mentre in tutti gli altri paesi europei si scelse la versione italiana.
Essendo che il nome dell’interprete e autore è solamente scritto a mano in un angolo della copertina e non avendo il disco un titolo specifico, all’estero venne approntato un adesivo che pubblicizzava più chiaramente l’uscita del nuovo lp di Angelo Branduardi.
Quest’adesivo è solitamente attaccato sulla copertina nell’edizione francese in lingua, mentre era attaccato sul cellophane in quella tedesca in italiano (solitamente assente in quanto buttato via con tutta la protezione.
Le buste interne hanno riportati i testi nella relativa lingua: in francese e in italiano per la stampa tedesca. In quest’ultima è stato aggiunto un foglio allegato con le traduzioni tedesche.

Come curiosità segnaliamo una copia dell’edizone tedesca capitata in mano a qualcuno che sapeva disegnare in maniera assai creativa.
Disco in questione è anche firmato e datato sul retro (firma incomprensibile del 1983)…essendo un lavoro ben fatto ci piace inserirlo anche se non ha nulla di ufficiale e non è nemmeno stato realizzato da Branduardi di persona.

Sempre nel 1981, per le feste di Natale, la Phonogram decise la pubblicazione di un cofanetto antologico contenente sei lp ristampati per l’occasione.
La scatola esterna ha, virata in rosso, la celebre foto di Cesare Monti utilizzata per il lancio promozionale de “Alla fiera dell’est”.
All’interno i dischi hanno le vesti grafiche riadattate per l’occasione.
Le copertine, tutte a busta chiusa, sono stampate a monocromo su carta colorata (con un risultato largamente inferiore agli originali) e le etichette del tutto ridisegnate giocando col tema dei quadretti dell’ultimo album appena uscito.
Composizione grafica usata anche per i biglietti e le locandine del tour “E festa si farà” (da una stringa del testo de “L’amico“)

I titoli successivi, “Cercando l’oro” e “Branduardi canta Yeats” hanno poche curiosità collezionistiche.
Canta Yeats” è in pratica l’unico titolo branduardiano uscito in un unica versione, uguale per tutti i paesi europei.
Anche “Il Ladro” (1990) e il successivo “Si può fare” del 1992 (ultimo ad uscire anche nel formato a 33giri) hanno poche curiosità collezionistiche.
Chiudiamo con “Pane e rose” del 1988 dove tornano a riscontrarsi alcune curiosità nelle diverse edizioni per l’ultima volta.

La composizione grafica delle quattro versioni (italiana, francese, tedesca e spagnola) è sempre differente, sulla stessa fotografia.
Cambiano i colori e la disposizione dei titoli.
In Germania e in Francia (dove uscì in lingua come “Du pain et des roses“) venne realizzata un’edizione “promo-tour” che, almeno per la copia tedesca, contiene un mini poster con i testi tradotti e note.
Il poster si trova, almeno apparentemente, solo in quest’edizione riconoscibile per il vistoso adesivo con l’elenco dei concerti. Contrariamente sembra assente in quella francese.

Il brano “Pioggia” (e relativa versione francese “Il pluit“) è presente unicamente nella versione digitale.


Concludiamo con l’attività di Branduardi per il cinema.
Sorvolando sul video-documentario sul suo “Concerto” del 1980, rimangno una manciata di colonne sonore per il grande schermo.
La prima è del 1982, per il film francese “Un matin rouge” del regista Jean-Jaques Aublanc.
Il lavoro è inedito in Italia e, dai dati recuperati, pare non si tratti di musica originale ma da brani tratti da “Branduardi” 1981.

Del 1983 è “State buoni se potete“, storico film di Luigi Magni, sulla vita di San Filippo Neri portato sullo schermo da Johnny Dorelli, con Branduardi anche in un ruolo di attore ed autore della sua prima colonna sonora.
Premiato con Nastro d’Argento e David di Donatello. Il “Tema di Leonetta” divenne anche un brano cantato per l’lp raccolta “Canzoni d’amore” (in doppia versione italiana e francese, “Chanson pour la plus belle“).

Nel 1986 esce la versione cinematografica del romanzo di Michaele Ende “Momo“, una produzione italo tedesca per la regia di Johannes Schaaf. Tra gli attori Mario Adorf, Leopoldo Trieste e Ninetto Davoli.
Le musiche originali usciranno in Italia e Germania nell’lp omonimo

Nel 1987 tornò a collaborare con Luigi Magni per la colonna sonora del suo “Secondo Ponzio Pilato” con Manfredi e la Sandrelli.
La colonna sonora uscirà solo in Italia, mente è ancora inedita quella dell’ultimo lavoro di Branduardi per il cinema, sempre del 1987.
Luci lontane” di Aurelio Chiesa, tratto da “Venivano dalle stelle” di Giuseppe Pederiali.
Il film, presentato da Claudio Argento (produttore, fratello di Dario) con Tomas Milian e Laura Morante, è un interessante lavoro tra la fantascienza e l’orrore. Mal distribuito all’epoca e ancora in gran parte sconosciuto merita di essere riscoperto…anche per ascoltare le musiche di Branduardi!

Luci lontane” fu un film sfortunato. Molto interessante ma, pagando anche per non appartenere ad un gernere preciso, ebbe distribuzione limitata e venne sottaciuto dalla gran parte della critica ed ignorato dal pubblico, finendo con lo scomparire in fretta da schermi e palinsesti.
Potrebbe essere definito una sorta di “horror-drammatico”, con un inizio a metà tra “Zombi” e “L’invasione degli ultracorpi” ambientato nella provincia italiana (nello specifico a Cesena); poi però la vicenda vira decisamente verso il drammatico e il sentimentale.
Cosa potrebbe succedere se un “ultracorpo”, una “luce lontana”, riuscisse a far tornare in vita la vostra amatissima moglie? Superato lo spavento, il dubbio e lo smarrimento iniziale, il protagonista, Tomas Milian, finirà con l’accettare la situazione tentando di riannodare i fili del rapporto con la moglie, Laura Morante, che la morte ha interrotto, pur sapendo che di lei è rimasto solamente l’involucro esteriore.
Da segnalare anche, in ruoli minori, alcuni caratteristi storici del cinema italiano: Clara Colosimo, Mirella Falco e Any Cerreto.


Le musiche di Branduardi sono del tutto inedite e quasi completamente strumentali (solo un pezzo ha dei vocalizzi dell’autore) e stilisticamente si avvicinano al minimalismo musicale contemporaneo di Nyman, Glass e Mertens.

Molte sequenze sono state realizzate all’interno della Rocca Malatestiana di Cesena, terminata nel 1477 per Sigismondo Malatesta dall’architetto Matteo Nuti da Fano.
Aurelio Chiesa con questo lavoro putroppo chiuderà la propria carriera, composta di soli due titoli (l’altro è “Bim bum bam” del 1981). Tornerà ad occuparsi di cinema l’anno seguente con la sceneggiatura di “Una botta di vita” di Enrico Oldoini del 1988.

Peccato per la pessima qualità della versione finita sul dvd (l’unica, pare, sopravvissuta) e per l’irreperibilità discografica delle musiche di Branduardi

Valerio d’Angelo

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