L’esperienza psicotropa in ambito storico/artistico

La presentazione del volume Romanesque” di Antonella Rizzo, per la collana “Poesia-Imago” di edizioni EscaMontage, è anche l’occasione per soffermarci sull’opera grafica di Stefano Salvi.
L’unione editoriale tra la poesia intimista e visionaria di Antonella ci accompagna, sfogliando il volume, nella visione delle opere a tecnica mista di Stefano in un alternarsi dove il gesto grafico si fa strumento di conoscenza, il verso si fa espressione interiore.
Il gioco di specchi e di rimandi, segreti alle volte, più espliciti in altri passaggi, tra opera grafica e verso scritto, rivela assonanze e inedite letture (e ri-letture) dell’opera di entrambi gli autori.
Esplorando tra le pagine l’evocazione letteraria di Antonella prende ancor più concretezza nelle opere pittoriche che accompagnano ciascuna dei testi pubblicati; cosi come nuovi risvolti poetici emergono tra le possenti linee grafiche del gesto fluido di Stefano.

La conoscenza interiore è sovente passata, nel corso dei secoli, attaverso le esperienze psichedeliche vissute come aumento della percezione del proprio io e dello spazio circostante.
Nelle opere di Stefano Salvi si possono ritrovare questi caratteri basilari dove, o col semplice gesto grafico (al pari del verso letterario) o tramite alcune delle icone culturali, tra cinema arte e politica (al pari della Roma evocata da Antonella Rizzo) sono oggetto di analisi visuale per trasportare l’immagine nota nel mondo visivo e visionario dell’autore.
Questo ci permette di effettuare un breve profilo storico dell’influenza delle sostanze psicotrope in ambito di ricerca, sia artistica che conoscitva.

Il mondo dell’arte non è nuovo all’esperienza psichedelica, anzi questa affonda le prorpie radici in epoche antiche quando l’uomo arrivò a scoprire, prima casualmente, poi scentificamente nel Novecento, gli effetti che alcune sostanze provocavano a livello di percezione visiva e del sè.

La data cardine è 19 aprile 1943, quando il chimico svizzero Albert Hofmann fu la prima persona ad assumere volontariamente LSD per studiarne in prima persona gli effetti sulla psiche.
Egli aveva già sintetizzato la molecola del dietilammide-25 dell’acido lisergico nel 1938, partendo da alcuni studi chimici sui componenti del Claviceps Purpurea, il fungo infestante della segale, comunemente noto come “segale cornuta”.

Ciò che Hofmann fece in forma scientifica, dando poi il la di avvio a tutto un movimento culturale e sociale che ebbe l’esperienza lisergica al centro dell’espansione conoscitiva nella seconda metà degli anni ’60 del novecento, già era noto in passato.

Nell’antichità greca, poi traslata in quella romana, era uso bere una bevanda nota come kykeòn (significante “bevanda composta” o “bevanda mescolata”) nell’ambito dei Misteri eleusini (legati al culto di Demetra nel tempio ad Eleusi) e poi dei vari riti misterici legati alla spiritualità del mondo antico, in particolar modo per quel che riguarda le divinità silvane e i riti divinatori.
Ovidio, nel descrivere la mistura, ne parla come vino con fiocchi di segale tostata.

Le coltivazioni di segale sono facilmente infestate da Claviceps che, se preso singolarmente, risulta letale, ma frammisto ad un intero raccolto, seccato, macinato e diventato corpo della farina, casualmente si miscela nella giusta proporzione per annullare (in parte) gli effetti peggiori dell’intossicazione e sviluppare quelli psicotropi.

La presenza massiccia di segale nella cucina del nord europa ha maggiormente condizionato, rispetto al bacino mediterraneo, l’esperienza psicotropa casuale dell’antichità poi confluita in alcune delle maggiori personalità della pittura fiammingo-tedesca del ‘400/‘500


Se le visioni di Hieronimus Bosh sono note ed una sua opera è in copertina al seminale volume “L’arte magica” di Breton (1957), vorrei spostare l’attenzione invece su Matthias Grünewald suo contemporaneo tedesco.
Tra gli effetti collaterali dell’assunzione regolare di cibo panificato con farina di segale contaminata il più grave è l’ergotismo (dal nome francese di ergot, sperone, della Claviceps), i cui sintomi psicotropi sono allucinazioni, convulsioni e isterismo, ma quelli fisiologici si sviluppano colpendo il sistema circolatorio fino alla necrosi e alla gangrena.
Questo storicamente identificato anche come il “fuoco di Sant’Antonio” di tradizione italiana.
Nell’Altare di Isseneim, capolavoro assoluto di Grünewald (1512/1516) sono state rintracciate nelle figure i sintomi ed i fenomeni di entrambe le fasi dell’avvelenamento da segale cornuta.
Il taglio assolutamente visionario e coloratissimo della “Resurrezione di Cristo”, fa da controparte ai corpi purulenti e martoriati del Cristo nella tavola della “Crocefissione” e dei mostri della “Tentazione di Sant’Antonio”.

Non a caso la complessa macchina d’altare su più scomparti, oggi conservata nella sua integrità nel museo di Colmar, venne commissionata per il monastero antoniano di Issenheim dove era presente un nosocomio per i malati di ergotismo.

Entrambe le cittadine, già nella renania tedesca, sono oggi territorio francese dopo la Seconda Guerra mondiale.
Su Grünewald scriverà un celeberrimo saggio Huysmans nel 1904 poi inserito da Breton nell’“Antologia dello Humor Nero”.
Parallelamente a queste esperienze europee anche ad altre latitudini erano note fin dall’antichità piante contenenti sostanze psicotrope.
In particolare nell’area del Centro e Sud America, secolarmente l’uso del peyote (Lophophora Williamsii) e delle convolvolacee Rivea corymbosa, Argyreia nervosa e Ipomoea Violacea (dalle quali sono state sintetizzate mescalina e LSA) è parte dei riti religiosi e divinatori amerindi.

Quindi l’esperienza di Hofmann fu solo la consacrazione scientifica di un’esperienza già maturata secolarmente nel corso della vita dell’uomo.
Questa però aprì le “porte” alla psichedelia applicata ad i nuovi mezzi artistici quali cinema, musica, letteratura e arti visive del secondo Novecento.
Infinito sarebbe l’elenco di tutti quelli che ne fecero esperienza e lo applicarono al mondo delle arti.
“Le porte della percezione” Huxley lo pubblicò nel 1954 e da quel momento tutta la “controcultura” degli anni ’60 ne fu fortemente influenzata, rivoluzionandone profondamente i tratti.
Molto velocemente possiamo ricordare il sottofinale di “2001: Odissea nello spazio” di Kubrik (1968) con la sequenza psichedelica dell’atterraggio su Giove.


Oppure la sequenza animata relativa all’imprescindibile brano dei Beatles “Lucy in the Sky with Diamonds” inserita nel lungometraggio “Yellow submarine” dove si vanno a sovvertire gli elementi base dell’animazione tradizionale (la continuità del colore tra i vari rodovetri e che questo stia nei contorni).


Ci piace segnalare, come perfetta unione di poesia e musica, il capolavoro beat “To Allen Gisberg” del collettivo italiano “Living Music”, ideato da Gianfranca Montedoro (voce) Umberto Santucci (tastiere), dove vennero messe in musica alcune delle più significative liriche di Allen Gisberg (il disco si apre con “Howl”).
Ricordiamo come il movimento psichedelico fu accolto da molte delle avanguardie del secondo novecento e recuperato da alcuni degli autori già attivi nelle avanguardie storiche.
Se il Surrealismo di Breton già si occupò di esplorare i lati più nascosti dell’inconscio già negli anni ’20, fu successivamente, ed in particolare con Dalì, che queste ricerche vennero affiancate dall’assunzione di LSD chiaramente rintracciabile nelle opere allucinogene degli anni ’60/’70.
L’aumento e la distorsione percettiva sono anche propri della PopArt americana ed italiana.
In questo periodo artisti figurativi si legarono a gruppi musicali.
Se negli Stati Uniti Andy Warhol prese sotto la sua ala protettiva i Velvet Underground, confezionando per loro, nel 1967, la celebre copertina con la “banana”, nello stesso anno Mario Schifano si occupò della promozione e della realizzazione grafica dell’album de “Le Stelle di Mario Schifano” esperienza artistica poi confluita nei titoli di testa de “L’harem” di Marco Ferreri dello stesso anno.


Battiato dedicò i suoi primi lp ad Huxley; “Beta” brano inserito “Pollution”, secondo lavoro del musicista, uscito nel dicembre del 1972 è una trasfigurazione di alcune parti de “Il mondo nuovo” pubblicato per la prima volta nel 1932.
Il fenomeno fu talmente tanto diffuso da diventare anche una moda, con alcuni che la cavalcarono solo per fini commericali o di mera curiosità borghese (da cui l’invettiva di Lennon rintracciabile, in sottotraccia, nel testo di “Day Tripper” del 1966)


L’esperienza grafica, applicata su copertine di lp, confluì anche nella realizzazione dei poster per i concerti, eventi ed happening spostando l’opera anche in mezzo alla strada e queste sono le prime manifestazioni di quello che oggi si chiama “street art”.
Nell’arte di “strada” vanno a mutare alcuni dei concetti stessi di opera d’arte: la sua musealizzazione, conservazione e fruizione.
La stessa committenza è ora derivata dall’esperienza personale dell’artista, la fruizione è di massa, ma anche casuale del passante e il concetto stesso di preservazione e conservazione ne è completamente stravolto.

La Street art rivendica il ruolo di arte libera ed anarchica, atta ad invadere e caratterizzare lo spazio urbano, ponendosi in contesti dove riesce a trasmettere la visione e l’idea in una decentralizzazione culturale che affonda le sue motivazioni nelle rivoluzioni culturali degli anni sessanta e settanta del novecento.

L’opera di Stefano Salvi si inserisce appieno in questo contesto di ambiente urbano.
I volti e le soluzioni grafiche sono trattate in un caleidoscopio psichedelico di colori e rimandi culturali, pop-culturali, assumendo la valenza di immagine-icone, anche politiche, rilette in chiave psichedelica, pur mantendendo la riconoscibilità del soggetto, del novecento.

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