PDU…Protocol data unit?
PDU…Paranormal detection unit?
PDU…Platten Durchabeitung Ultraphone! Ossia “Produzione di dischi ad alta fedeltà”.
La società venne fondata, il 24 ottobre 1966, da Giacomo Mazzini, con la direzione artistica di Augusto Martelli e Vittorio Buffoli. Martelli dopo il 1970 abbandonò l’etichetta per questioni artistiche (e sentimentali).
La sede legale dell’etichetta era a Schaan, in Liechtenstein, la sede commerciale a Lugano con un ufficio a Milano, in via Senato 12.
A Milano era anche lo studio di registrazione, “la Basilica”, allestito all’interno della chiesa sconsacrata di San Paolo Converso, sulla storia della quale torneremo in calce all’articolo, studi dismessi nel 1982 e trasferiti a Lugano.
Contestualmente alla nascita dell’etichetta vennero costituite anche le edizioni musicali GSU.
L’etichetta iniziò le pubblicazioni nel 1967.
Per gli lp venne aperta dal Pld.A.5001 “Dedicato a mio padre” di Mina (non a caso!!) e per quel che riguarda i singoli dal P.A.1001 “Milioni di parole/La partenza” di Roberto Ferri.
Venne immediatamente affiancata al catalogo principale la linea dedicata ai “giovani”, la SUN, che comunque ebbe vita breve, comprendente quattro lp e ventisette singoli, a partire dal primo “Bianco Natale/Un blues“, inciso da Giuliano Girardi per le festività del 1967, col suffisso SU.A.3001 e chiusa nel 1971 con “Processione(Donna sola)/Grande grande grande” di Johnny Sax SU.A.3025.
Per gli lp la catalogazione ebbe inizio col LD.A.13001 “Incontro Con Bob Mitchell” di Johnny Sax. pseudonimo del sassofonista Gianni Bedori e venne chiusa con solo quattro titoli in catalogo, nuovamente con Johnny Sax e il suo “Sortilege” SUld. M. 13004



La linea dedicata al repertorio, la serie “Auditorium”, prese il via nell’ottobre del 1971 pubbicando esattamente 131 titoli tutti in formato lp.
La maggior parte degli lp della collana presentano una veste grafica sostanzialmente simile dove cambia il colore di fondo e l’opera d’arte inserita nel riquadro centrale.

Generalmente dedicati alla musica romantica, con una preponderanza di titoli di Haydn, e alla musica barocca, nella serie trovarono posto anche interessanti titoli di musica contemporanea e del ‘900 ( i “Ludus Tonalis” di Paul Hidemith, Pld.AC. 60030, composti nel 1942/43) e le incisioni in esclusiva del pianista Roberto Mezzena (“11 pezzi infantili” di Alfredo Casella Pld.AC.60040, dalla bellissima veste grafica).
Da segnalare anche le incisioni di Martha Argerich, Salvatore Accardo e Severino Gazzelloni.
Anche un titolo curioso come “La luna e altre immagini” di Tarcisio Teruzzi, Pld.AC.60037, musicista del quale le uniche note biografiche note sono quelle riportate nell’interno della copertina dell’lp, venne pubblicato nel contesto di questa collana a metà anni ’70.




L’etichetta cessò di seguire la propria catalogazione nel 1991. L’ultimo lp pubblicato fu “Mensaje de tango” di Angel Pato Garcia, col numero di catalogo Pld.A.7075, successivamente al quale la catalogazione come etichetta indipendente rispetto alla EMI venne di fatto dismessa.
Per i singoli a 45 giri la numerazione più alta reperita è P.A.1155 “T.T./Love and hate” del gruppo “The Event”, prodotti da Massimiliano Pani, del 1987
Curiosamente negli ultimi anni l’etichettà tentò di “gonfiare” il catalogo attribuendo più di un numero di catalogo ad un titolo. “Rane Supreme” di Mina del 1987 è Pld. L. 7054 sulla copertina, Pld. L. 7055 sul volume 1, Pld. L. 7056 sul volume 2 e ancora Pld. L. 7057 per la versione “picture disc” copertina, Pld. L. 7057 picture disc vol.1 e Pld. L. 7058 picture disc vol.2 !
Distribuita dalla Durium fino alla fine del 1969; nel settembre del 1970 passò alla EMI che fu il distributore anche per il mercato estero, per una cifra, secondo i giornali dell’epoca di 300 milioni di lire, ai tempi il doppio del primo premio della Lotteria Italia, fino al 1996 (quando oramai il catalogo autonomo PDU era stato soppresso già da alcuni anni) quando, entrando nell’orbita Sony Music passò prima alla RTI e in seguito alla S4.
Col passaggio alla EMI quasi tutti i titoli di Mina già editi vennero ristampati e, per ragioni contrattuali, vennero pubblicati una serie di dischi provenienti dai cataloghi di alcune consociate della EMI. Ricordiamo la “Fermata!”, un’etichetta operante in Argentina, la “Zip Zip” portoghese e la “Saravah” francese.
In qualche caso, queste etichette stamparono i titoli di Mina per il mercato locale.
La PDU importò anche nel mercato italiano alcune titoli appartenenti alle storiche etichette d’avanguardia tedesche “Ohr”, “Piltz”, “Brain” e “Kosmischen Kuriere”. In queste co-edizioni apparvero tutti i primi storici lavori dei Tangerine Dream e dei Popol Vuh.
L’etichetta si è caratterizzata nel corso degli anni anche per una particolare cura rivolta alla veste grafica, oltre che all’ottima qualità delle incisioni.
Curate spesso da Luciano Tallarini e Gianni Ronco, poi affiancati dal fotografo e pittore Mauro Balletti dal 1973.
Alcune delle incisioni vennero realizzate in quadrifonia e in questo caso il suffisso cambia in Pld.SQ.XXXX (non esistendo l’omologo Pld.A.XXXX)
Una nota sulla composizione grafica dell’etichetta.
Realizzata su sfondo nero, in caratteri argentati, ha il logo PDU posto in basso al centro, questo fino al 1973 quando l’etichetta venne ridisegnata e il logo spostato sul lato destro.
I primi titoli di Mina ad apparire con questa nuova composizione grafica furono il doppio “Frutta e verdura/Amanti di valore” e la raccolta “Del mio meglio n.2“. Sono da intendere come ristampe tutti quei titoli anteriori al 1973 che presentano in etichetta il logo sulla destra e non in basso. La EMI continuerà a mantenere in catalogo, anche in formato lp, la maggior parte dei titoli di Mina.
Oltre al cambio di etichetta, le edizioni successive sono identificabili, non sempre facilmente, grazie ad alcune modifiche della grafica di copertina oltre al cambiamento della data di realizzazione della matrice posta nei solchi vuoti del vinile. Nelle ristampe anni ’80 spesso compare il codice a barre sul retro della copertina.
Nel corso degli anni solo su alcuni lp e singoli venne adottata una veste grafica d’etichetta esclusiva.
I due lp di musica reggae ( “Reggae rastafari black gold” Pld.A 6063 e “14 Great Reggae Discotheque Hits” Pld. A 6055) presentano una composizione grafica originale dai colori marrone/avana.

Gli lp importati dai cataloghi tedeschi avevano sul lato b l’etichetta completamente occupata dal logo della Kosmischen Kuriere e i titoli di entrambe le facciate solo su un lato.
Alcuni lp di Mina presentano una grafica esclusiva, come “Ridi pagliaccio” del 1988 realizzata per festeggiare i trent’anni di attività discografica della cantante.
Il catalogo ha spaziato tra i più disparati generi.
Oltre all’ovvia presenza, massiccia, di titoli di Mina sono presenti generi dal ballo liscio al jazz d’avanguardia; dalla musica elettronica alla musica brasiliana.
Si segnalano anche i tre lp della storica Civica Filarmonica di Lugano e i due volumi dei Cantori delle cime.
Alcuni lp, in copertina sotto al logo PDU, presentano dei riquadri dove viene indicato il genere musicale proposto, accompagnato da un piccolo animale: una farfalla per la “leggera”, un gallo per il “jazz”, una tartaruga per “l’avanguardia” e un pavone per le “pagine celebri” della linea Auditorium.
Spesso realizzati in alta tiratura e facilmente reperibili, alcuni però sono diventati particolarmente rari nel corso degli anni.
Segue un breve elenco dettagliato delle pubblicazioni più interessanti per valore artistico e collezionistico.
Sicuramente il più raro ed appetibile lp PDU è “American golden hits” di Anita Traversi (PLD.A.5076) del novembre 1973.
L’lp non approdò mai alla vendita al pubblico, nonostante non sia un promozionale. L’unica copia nota, conservata nell’audioteca RAI, presenta una copertina standard dell’etichetta, con un bel disegno di Gianni Ronco e il numero di catalogo scritto a mano.
Probabilmente inciso intorno al 1969, venne stampato nel 1973, forse per questioni contrattuali della cantante ticinese.
L’interesse è nel contenuto perchè si tratta di tutti i brani che formano la scaletta di “Mina for you“, incisi in italiano sulle stesse basi adoperate da Mina!

Altra rarità è l’lp immediatamente precedente, “Strana combinazione” dei Domodossola (PLD.A.5075), altro disco mai distribuito. Come il precedente è noto tramite la copia d’archivio dalla RAI.
La copertina è la medesima utilizzata per l’lp della Traversi e anche in questo caso il numero di catalogo risulta essere stato annotato a mano.
Come contenuto si tratta di una raccolta di brani già editi del gruppo vocale.
Ignote le motivazioni di questa realizzazione, poi cassata per far spazio alla raccolta “Se hai paura” (PLD.A.5086) contenente in più l’omonimo brano presentato al Festival di Sanremo 1974.
Curiosamente i numeri di catalogo successivi a questi due lp mai distribuiti non sono stati finora rintracciati (i PLD 5077, 5078, 5079 e 5080).
Altra rarità per un lp pensato unicamente per gli “addetti ai lavori”, “This is quadraphonic sound” del 1974 (PLD.SQ.6003).
Si tratta di una raccolta eterogenea di pezzi, già pubblicati, che presentava la linea quadrifonica dell’etichetta.
La scaletta spazia da pezzi di repertorio (Rossini, von Suppè) al krautrock dei Popol Vhu e dei Wallenstein. La pubblicazione ha un omologo, dal titolo identico, che la EMI realizzò nel 1972 in Gran Bretagna, differenziandosi però sia per veste grafica che per scaletta dei brani.


Un’altra rarità riguarda l’artista di punta dell’etichetta, Mina.
Non tanto il noto “Le più belle canzoni italiane interpretate da Mina“, disco dato in omaggio, col rinnovo dell’abbonamento per il 1968, ai lettori di alcuni periodici Rusconi che ne determinarono la scaletta tramite un sondaggio, quanto una serie di singoli a quarantacinque giri, stampati ma mai distribuiti.
Tutti quasi consequenziali per numero di catalogo, tra il P.A.1050 e il P.A. 1058, presentano tutti i brani dell’lp “Quando tu mi spiavi in cima a un batticuore”.
Spiccano alcune doppie emissioni come il P.A. 1057 “Una donna una storia” accoppiato a “Che meraviglia” (la versione distribuita ha sul retro “Dominga”, P.A. 1059) e in particolare “Insieme“, già edito con “Viva lei” sul retro (P.A.1038), e qui riproposto con “Mi guardano” sul lato b e il numero di catalogo P.A.1058.
Alcune delle poche copie note presentano una copertina fotografica, con un ritratto di Mina, una foto di scena tratta da un Carosello per la pasta Barilla, adoperato come copertina standard per i promozionali.


Tra i dischi regolarmente arrivati nei negozi sono da ricordare i due lp progessive dell’etichetta, gli omonimi dei Logan Dwight (PLD.A.5054) e dei Cincinnato (PLD.A.5091).
Due grandi rarità alle quali si legano due “piccole” rarità.
Il promozionale per juke box con i Logan Dwigt su un lato e “Fiume azzurro” di Mina sull’altro, realizzato con copertina fotografica (P.A.JB 102) e l’E.P. promozionale (P.A. CI 126) contenente “Esperanto” dei Cincinnato.




“Sonanze” di Roberto Cacciapaglia, (PLD. SQ. 6025) storico l’lp d’esordio del musicista milanese è uno dei più interessanti tra le produzioni legate all’avanguardia dell’etichetta. La prima edizione ha la busta in cartoncino tramato e la busta interna che riporta un frammento della partitura.
Altro pezzo importante è “Electronic mind waves” accreditato ad “Elektriktus“, pseudonimo del percussionista udinese Andrea Centazzo (PLD.A.6050), che a proprio nome, pubblicherà altri lp per l’etichetta.




Parlando di jazz, tra le molte, importanti, produzioni dell’etichetta, per rarità e “peso” collezionistico spicca “Mirage” di Romano Mussolini (PLD.A 6018), titolo che compare regolarmente in vendita ma sempre a cifre importanti.
Sempre in ambito jazzistico si ricordano gli ottimi “Quercie, platani e cerri” di Franco Cerri (PLD.A.6035) e “Ed ora parliamo di libertà” di Guido Mazzon (PLD.A.6024),
non tanto per la difficoltà a recuperarne una copia, ma anche per le belle grafiche ideate da Gianni Ronco, pittore e, con Mauro Balletti e Luciano Tallarini, a capo del reparto grafico dell’etichetta.
In entrabi i casi la qualità del progetto musicale era ribadita dalla copertina, una costante dell’etichetta.
Da segnalare anche lo straordinario “Piazza Sant’Eufemia” di Renato Sellani, (Pld. A. 5092) e i vari lavori di Giorgio Gaslini, Andrea Centazzo, Guido e Gatano Liguori e Guido Mazzon pubblicati dall’etichetta nel corso degli anni



Tra le produzioni jazzistiche importate tramite l’etichetta “Saravah” francese si segnalano il bel lavoro di Jean Charles Capon “L’universe solitude” Pld.A 5052 (la cui veste grafica ricalca l’originale edizione francese) e la serie dei “Pianos Puzzle”. Cinque lp, dal Pld.A 5044 al Pld.A 5048 di quattro importanti pianisti jazz francesi, Michel Graillier, Georges Arvanitas, René Urtreger e Maurice Vander. Solisti nei primi quattro titoli e tutti insieme nel quinto lp della serie.
Di queste pubblicazioni esiste anche una rara edizione, col corrispettivo francese, dove i cinque lp vennero riuniti in un unica edizione, numero di catalogo Pld. A. 5044/48, con una particolare e fragile copertina apribile in cinque scomparti che riprende la veste grafica dei singoli lp.


Quasi tutti compresi tra i Pld. A. 5011 e il Pld. A. 5027 i dischi di musica brasiliana dell’etichetta non sono sicuramente tra i pezzi più appetibili del catalogo.
Le registrazioni sono di alcuni anni precedenti alla pubblicazione italiana e nel complesso risultano parecchio invecchiati e fuori tempo per il mercato europeo, in particolare per anni in cui mode e stili musicali si sono avvicendati con rapidità.
Anche le vesti grafiche, riproducenti esattamente quelle originali brasiliane, sembrano provenire da un’altra era rispetto al 1970 quando vennero immessi sul mercato nazionale
Non ottimali nemmeno le incisioni, provenienti tutti da master originali e non realizzate dal gruppo tecnico che lavorava a Milano (Nuccio Rinaldis e Abramo Pesatori).
Poche le cose da segnalare.
“100% Samba” di Simonetti, Pld. A. 5057, uno degli lp registrati da Enrico Simonetti nel periodo in cui risedette a San Paolo (dove nacque il figlio Claudio) fu uno degli ultimi ad arrivare sul mercato nel 1972.
Più che altro come curiosità la versione brasiliana di “Hair” cantato in portoghese, Pld. A. 5014.
L’unico titolo ad essere preso in considerazione nel mondo del collezionismo è l’omonimo dei “Brazilian Octopus”, che per la verità, ci è parso lavoro assai modesto, Pld. A. 5011.
Sparsi tra le varie pubblicazioni ci sono altre curiosità, come una cover in portoghese di “The long and winding road” dei Beatles e la presenza di tutti, o quasi, i brani poi scelti per completare la scaletta di “Mina canta O Brazil” edito in quello stesso periodo.
Più interessanti le importazioni dai cataloghi delle etichette tedesche.
A livello di rarità e valore collezionistico si segnalano l’unico 45 giri italiano per la PDU dei Tangerine Dream, “Ultima Thule“, P.A. 1101 e “Tarot” doppio lp dei Cosmic Jokers proposto in una veste grafica più semplice rispetto all’originale, rarissimo, box tedesco che comprendeva anche le carte dei 12 Arcani Maggiori.
Per la PDU comunque comparvero tutti i principali titoli dei Popol Vuh (ricordiamo “Hosianna Mantra” Pld. SQ. 5094, “In Den Gärten Pharaos” Pld. SQ. 6009, “Yoga” Pld. SQ 6066, relizzato in esclusiva con delle registrazioni effettuate a Monaco nel 1974 e non inserito generalmente nella discografia ufficiale del gruppo, e la colonna sonora del film “Nosferatu” di Werner Herzog, Pld. A. 7005) dei Tangerine Dream (“Electronic meditation” Pld. A. 6072, “Alpha Centauri” Pld. SQ 5096, “Zeit” Pld. SQ. 6010/11 e “Atem” Pld. A. 5084) l’onimo dei Cosmic Jokers Pld. SQ 6012, “Galactic Supermarket” Pld.SQ 6042 e lo storico lp d’esordio di Klaus Schulze “Irrlicht” Pld. SQ 5095.










Come si accennava gli studi di registrazione, “La Basilica”, furono utilizzati quasi in esclusiva dalla PDU dal 1970 al 1982 e collocati all’interno della sconsacrata chiesa di San Paolo Converso, all’incrocio tra Corso Italia e Piazza Sant’Eufemia, dedicata all’omonima Basilica che sorge a meno di cento metri di distanza, a Milano.


San Paolo Converso venne edificata tra il 1549 e conclusa nel 1631.
Con le soppressioni napoleoniche il convento venne sgomberato e la chiesa sconsacrata ed adibita a magazzino.
Restaurata dall’architetto Paolo Mezzanotte, dotata di ottima acustica, divenne sala per concerti e sala d’incisione, già intorno al 1960, per il repertorio pianistico e da camera per conto dell’etichetta “La voce del padrone.
Di proprietà del Comune di Milano, venne ceduta a Vittorio Buffoli e a Giacomo Mazzini qualche anno dopo la fondazione della PDU.
Dopo la dismissione dello studio di registrazione è stata affidata agli enti più improbabili ed adibita agli usi più singolari, in totale mancanza di rispetto dell’edificio e delle opere d’arte all’interno conservate.
Edificata per conto delle Suore Angeliche di San Paolo, con dedicazione all’Apostolo, venne retta dalla congregazione, fondata nel 1530 ed approvata nel 1535 da papa Paolo III, ad opera del sacerdote Antonio Maria Zaccaria e dalla contessa Paola Ludovica Torelli di Guastalla.
L’architetto è probabilmente Domenico Giunti, architetto di fiducia di Ferrante Gonzaga al quale la Torelli vendette i suoi possedimenti di Guastalla per avere la liquidità adoperata per edificare la chiesa e il monastero.
Non è escluso anche l’intervento di Galeazzo Alessi e di Cristoforo Lombardo, citati nei documenti.
Si sa che la prima pietra venne posta il 1 marzo 1549 e la prima messa celebrata 25 gennaio 1551 a lavori non ancora finiti (“benché detta chiesa non fusse ancor perfezionata“)
L’interno, ad aula unica con volta a botte e con quattro cappelle poco profonde per lato, ha il canonico impianto di una chiesa conventuale lombarda, con un tramezzo che divide lo spazio all’incirca a metà, tra l’ambiente destinato all’afflusso dei fedeli con quello di clausura e destinato ad ospitare il coro delle suore.
Schema presente anche nel complesso di San Maurizio al Monastero Maggiore, sempre a Milano.
Nella parte destinata ai fedeli le tre cappelle sono comunicanti tra loro tramite passaggi (come nella chiesa milanese di Sant’Antonio abate, che ha richiami strutturali con questa di San Paolo) mentre nella parte claustrale sono presenti cinque cappelle per lato, poco profonde e non comunicanti tra loro. Al centro il coro delle monache.


Il lato esterno venne chiuso, con uno schema a due ordini su progetto di Ercole Turati, tra il 1599 e il 1601. Turati fornì anche un primo disegno per la facciata, non realizzato
La facciata attuale risale al 1619 ed è opera di Giovan Battista Crespi “il Cerano”, pittore, scultore e architetto nativo di Romagnano Sesia, in Piemonte.


Facciata a due ordini, evidentemente vincolata dal preesistente fianco sinistro, dai forti caratteri chiaroscurali, s’inserisce nel rinnovamento ecclesiastico promosso da Federico Borromeo nella Milano di primo ‘600. Disegnata integralmente dal Cerano, i rilievi con i “trionfi” vennero realizzati dai fratelli Andrea e Giacomo Bono, Gian Pietro Lasagna e Giacomo Prevosti le figure del coronamento e Gaspare Vismara l’altorilievo con la Conversione di Saulo sopra il portale d’accesso.
La tela del Cerano servita come modello è ancora oggi conservata presso la pinacoteca delll’Accademia Ambrosiana.
La ricca decorazione interna si deve principalmente ai fratelli cremonesi Vincenzo, Giulio e Antonio Campi; attivi presso numerosi ordini religiosi lombardi e già in contatto con la contessa Torelli per lavori precedenti nella chiesa di San Vittore a Meda.
Le pareti della sala pubblica sono uniformate da una decorazione a festoni, geometrici e floreali, con ovali figurati, che prosegue ininterrotta fino all’attacco della volta.
Quattro episodi della vita di San Paolo sono presenti negli affreschi del presbiterio.
A Giulio Campi si deve l’episodio del Battesimo, ad Antonio Campi i restanti tre riquadri con il Miracolo, la Conversione e il Martirio datati 1564


I fratelli Campi continuarono con la decorazione delle cappelle nella porzione della chiesa aperta ai fedeli.
Per la Cappella della Vergine, la prima a destra dell’altare, firmò nel 1567 la pala d’altare col Riposo dalla fuga in Egitto.
Nella prima cappella a sinistra dell’altare, dedicata a San Giovanni Battista, Antonio Campi realizzò la pala d’altare con La Decollazione del Battista.
Sempre ad Antonio spetta La Consegna delle Chiavi a San Pietro e San Lorenzo sulla graticola per le rispettive cappelle dedicate a San Pietro e San Lorenzo.
Nel 1580 venne conclusa la decorazione dell’altare maggiore con L’Adorazione dei pastori, sempre di Antonio Campi, mentre sulla facciata retrostante dell’altare, presso il coro delle monache, venne allocata la Pentecoste di Simone Peterzano, rimossa in tempi storici ed attualmente collocata nella vicina basilica di Sant’Eufemia.


Tra il 1586 e il 1589 Antonio e Vincenzo Campi conclusero la decorazione della volta a botte dell’aula, con l’Ascensione di Cristo nella parte dei fedeli e l’Assunzione di Maria nella parte claustrale, inserite in una splendida architettura prospettica dipinta.
Generalmente attribuite ad Antonio le parti figurate e a Vincenzo gli sfondamenti prospettici.

Nel 1600 vennero concluse le altre cappelle: in quella dedicata ai santi Ambrogio e Carlo trovò posto la pala di Melchiorre Gherardini con La Vergine e i Santi Carlo Borromeo e Ambrogio persa durante la Seconda Guerra mondiale, così come andò distrutta l’opera di Andrea Salmeggia con San Simone, attualmente sostituita con un Martirio di Sant’Eufemia di anonimo cinquecentesco.
La decorazione del coro delle monache rimase incompiuta
L’altare maggiore e le decorazioni marmoree delle balaustre nelle cappelle sono frutto dell’ultimo periodo di presenza del convento e sono del 1767, opera di Giulio Galliori esempio di ultimo barocco lombardo, come quelle in Sant’Antonio Abate.
Si segnala anche il bellissimo tabernacolo per le ostie, in commesso marmoreo, con le specchiature, in parte mancanti per furto, raffiguranti scene di paesaggio.
Soppresso l’ordine delle Madri Angeliche di San Paolo in epoca napoleonica, la chiesa e il convento vennero espropriati nel 1806 diventando proprietà del Comune di Milano nel 1808.
Da questo periodo tutta la struttura ha inziato a soffrire per mancanza di restauri, danni e manomissioni di notevole gravità.
Gli impianti tecnici dello studio di registrazione erano collocati nella porzione dell’aula già destinata alle monache, dove le decorazioni originarie, per quanto molto rovinate, sono di livello inferiore e mai completate per le cappelle presenti in questa parte destinata alla clausura.


La struttura non ha finora trovato mai una giusta rivalutazione ed un restauro conservativo degli affreschi interni.
Dal 2014 è stata affidata ad uno studio di architetti che, di fatto, ne impedisce la corretta fruizione anche a studiosi, oltre che ai semplici turisti.
Stolta è stata anche l’idea di inserire un’ingombrante struttura, dalla pretesa dignità artistica, di vetro e ferro per allestire gli uffici nella parte claustrale con una porzione svettante oltre il muro divisorio dell’aula, fortunatamente fatta rimuovere dalla sovraintendenza nel 2018.

Anche l’apertura dello spazio “Converso” di arte contemporanea nel 2016 non ha fatto che sottolineare l’uso improprio dell’ex-chiesa, ospitando all’interno manifestazioni di dubbio significato artistico, che sfruttano e ingombrano gli spazi interni unicamente come “spazio di rappresentanza” degradando concettualmente la struttura a mero contenitore di lusso.
Putroppo non si riesce a far capire che un bene culturale può essere museo di se stesso e non debba per forza ospitare manifestazioni dal preteso taglio avanguardistico, per valorizzare lo spazio.
Di fatto gli affreschi versano in uno stato di conservazione precario da anni e non si salvaguardia il bene allestendo dentro all’interno un campo da tennis o usando lo spazio per una cena chic per sponsorizzare una sfilata di moda o la ristrutturazione di un attico.
Nel corso degli anni gli interni di San Paolo Converso hanno letteralmente ospitato di tutto e di più e davanti alle opere dei Campi è stato posto di tutto, ma finora non si è messo minimamente mano al loro restauro.





Si auspica che il Comune possa riprendere lo spazio e, finalmente, destinarlo ad usi propri e che ne rivalutino l’importanza storica ed artistica.
“Questo ci fa capire come sia la vanesia mania dello sfarzo sia la rozza stoltezza arrechino alle arti i massimi danni” (J.W.Goethe)
Valerio d’Angelo
